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LA VISIONE MORALIZZATA DEL QUATTROCENTO

Nella vastità degli intrecci culturali e delle stratificazioni simboliche che l’arte e la cultura di ogni tempo hanno legato alla figura iconica di Ulisse, non si potevano non mostrare le narrazioni omeriche dipinte sui cassoni del Quattrocento. Essi appartengono in molta parte ancora al gusto di una letteratura tardo-gotica ed epi-cocortese, assai prossima ai poemi cavallereschi destinati a una fruizione d’evasione, e intenti a celebrare eventi nuziali di ricche famiglie mercantili (si tratta infatti per lo più di cassoni dotali), menzionati dallo stesso Huizinga nel suo Autunno del Medioevo. Se il Medioevo sedimenta nel cristianesimo quella cultura di imitazione dei modelli classici, quali archetipi già avviati dalla letteratura e dall’arte della tarda latinità pagana, il Quattrocento porta a compimento un percorso integrativo e rinnovativo dei medesimi.
Qui le storie di Ulisse, la figura di Penelope, la partenza e il ritorno dalla guerra di Troia, l’attesa fedele della sposa assurgono a modelli di una vicenda che è proposta, a un tempo, come familiare e sociale: la virtù d’amore e le responsabilità civiche, assieme. Cinque grandi cassoni nuziali e alcuni preziosissimi codici documentano questo tratto dell’Ulisse quattrocentesco. Liberale da Verona, Cozzarelli, Giovanni di Ser Giovanni detto Lo Scheggia, Bernardo di Stefano Rosselli ne sono i protagonisti. Il cavallo di Troia dello Scheggia e La partenza di Ulisse provengono dal prestigioso, Musée national de la Renaissance di Écouen; Storie di Ulisse, di Pittore fiorentino, e Il Cavallo di Troia, di Bernardo di Stefano Rosselli, dal Museo Stibbert. Il Trionfo della castità di Liberale dal Museo di Castelvecchio di Verona.
Talora, il tema, pur direttamente riferito alle storie ulissiache, è attualizzato, come ne Il cavallo di Troia dello Scheggia, dove i costumi e le bardature dei cavalli sono quelli quattrocenteschi. A Troia è sostituita Firenze, della quale sono visibili i principali monumenti. Il corteo si snoda attorno alla macchina a ruote metalliche che trasporta il cavallo. Il clima è quello raffinato e solenne di una festa cortese e nulla lascia presagire la tragedia imminente. In altri casi, come ne Il Trionfo della castità di Liberale da Verona, lo schema figurativo è desunto dallo schema dei Trionfi del Petrarca: a sinistra il carro trainato da due unicorni porta la Pudicizia con la cornucopia. Le figure di Lucrezia e Penelope, accompagnata dal cane Argo, anch’esso simbolo di fedeltà nel tempo, sintetizzano il tema della virtù. Sull’altro carro, trainato da due cavalli imbizzarriti, in contrappunto, è incatenato un giovane, schiavo d’amore. Intorno coppie di amanti impudichi, in procinto di essere travolti dallo stesso carro. La castità contrapposta alla passione incontrollata, la ricchezza alla rovina.
Il codice miniato della Libreria Piccolomini del duomo di Siena, capolavoro di Liberale da Verona, impreziosisce, con un soggetto raro, Eolo, la sezione della mostra. Rara l’iconografia e le sue caratteristiche esecutive. Così la descrive nel 1850 Gaetano Milanesi: “La figura del vento è tutta nuda, con una gran ruota di capelli gonfiata, col destro piè alzato, il sinistro posato su una nave in mezzo al mare; stende le braccia e protende il corpo in atto di correre […]. È tutta di colore azzurro”.

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