28 Maggio

LE SIRENE: IL FASCINO DI UN MISTERO CHE DURERÀ PER SEMPRE

Tra i protagonisti più criptici e misteriosi ma al tempo stesso affascinanti di tutta l’Odissea troviamo sicuramente le sirene, capaci di ammaliare Ulisse e compagni grazie al loro canto. Ma qual è la loro storia e, soprattutto, come nasce questo mito?

Le sirene come simbolo
Per Omero le sirene sono creature, come le muse e le sibille, che sanno tutto ciò che sulla terra è accaduto e accadrà; il loro canto conduce chi lo ascolta alla conoscenza assoluta, vera metafora della finitezza dell’uomo in una dimensione tipica della sfera divina. Il mondo antico, quindi, proietta in queste creature l’attrazione dell’uomo verso il sapere: non è un caso dunque che esse venissero raffigurate sotto forma di esseri metà donna e metà uccello, unendo l’elemento sensuale della femminilità al canto suadente dell’uccello.
Se il viaggio di Ulisse è la rappresentazione della storia dell’uomo alla ricerca della conoscenza del mondo, degli altri e di sé stesso, il canto delle sirene ne è la metafora più potente.

Nell’arte del secondo Ottocento e del primo Novecento la natura delle sirene cambia, adottando l’iconografia pisciforme nota dal Medioevo in poi. L’arretramento verso l’elemento acquatico, la tensione agli abissi richiama una simbiosi totale tra l’elemento umano, libero dalle costrizioni della civiltà, e una natura rigeneratrice. Per i simbolisti, infatti, l’acqua è l’elemento verso il quale si possono ritrovare significati allegorici profondi e contrastanti: contiene in sé la vita e la morte, la nascita e la distruzione. È l’acqua l’elemento delle origini, del divenire, il luogo in cui avviene il miracolo della vita e, di conseguenza, dove si celebra la superiorità dell’elemento femminile nel ciclo biologico.

Le sirene diventano dunque portatrici di significati molteplici, che scivolano continuamente dal “bene” al “male”, con richiami ad un nuovo universo femminile in cui coesistono desiderio sessuale, potenza dell’eros, seduzione ingannevole, attrazione e repulsione, elemento materno e fierezza della donna moderna in grado di amare e soggiogare l’uomo.
Una vera e propria rivoluzione simbolica che invade e stravolge l’arte, la cultura e l’immaginario che circonda queste creature per le quali, tutt’oggi, nutriamo un misto di paura e attrazione.

Le sirene mantengono la propria ambiguità anche a livello simbolico religioso, con significati che cambiano a seconda del riferimento cristiano o pagano. Nel primo caso la sirena è vista come simbolo del peccato, attraverso il quale i cristiani venivano ammoniti sul pericolo del piacere carnale. Nell’interpretazione pagana, invece, la sirena è il simbolo della fertilità, Dea madre protettrice del creato. Due significati agli antipodi, esattamente come la natura stessa della sirena che oscilla in continuazione tra fascino e pericolo.   


Come nasce il mito: gli avvistamenti delle sirene
Si racconta che anche Cristoforo Colombo e compagni avvistarono delle sirene durante la navigazione, ma come si spiega la loro testimonianza? Nei loro avvistamenti ci sono diversi fattori  da tenere in conto.
Incominciamo tenendo a mente alcuni particolari: questi equipaggi, formati da soli uomini, si ritrovavano a navigare per mesi interi da soli, avvolti da temperature sfavorevoli e nebbia, senza poter usufruire di compagnie femminili. La stanchezza, la denutrizione, la solitudine, le condizioni climatiche avverse potrebbero aver influito sulla lucidità dei marinai, distorcendo la loro capacità di interpretazione. È dunque possibile che quelli visti in lontananza, stando a bordo delle imbarcazioni, non fossero corpi femminili con la coda da pesce ma nient’altro che foche monache o, più probabilmente, lamantini e dugonghi. Questi ultimi, in particolare, presentano mammelle pronunciate, sono capaci di emergere in verticale dall’acqua e spesso allattano i propri piccoli stringendoli tra le pinne anteriori…comportamenti facilmente equivocabili con quelli umani!
E i canti? Le dolci melodie da sempre associate alle sirene potrebbero essere ricondotte al verso di gabbiani o altri volatili che, volteggiando sulle navi, accompagnavano gli equipaggi durante le lunghe traversate.


Le sirene nella cultura di massa

Il folklore:
Sono moltissime le leggende, più o meno note anche ai giorni nostri, che negli anni hanno consolidato l’aura di mistero e fascino intorno alle sirene.

Tra le più famose troviamo sicuramente la fiaba di Andersen del 1837, poi trasposta nel classico Disney del 1990. Oltre a narrazioni di respiro internazionale, le sirene hanno dato vita anche a leggende locali che resistono nei secoli, alimentandone il folklore.
In Polonia, ad esempio, è celebre la “leggenda delle due sorelle di Varsavia”, ossia due sirene che abitavano negli abissi delle rive del Mar Baltico. Una di esse si spinse fino a Copenaghen, dove tutt’ora riposa sopra ad uno scoglio…vi ricorda niente?
In Italia troviamo invece la leggenda veneta di Manfredo dei Monticelli, che si innamorò perdutamente di una sirena conosciuta sulle sponde del lago di Lispida. Essa fu capace di guarire i problemi di salute che stavano spingendo Manfredo al suicidio e si dice che la sua voce sia ancora udibile nei pressi del lago la notte di San Giovanni.
Infine, in Cantabria, provincia spagnola, si racconta della Sirenuca. Una donna trasformata in pesce dalla madre stanca di essere disobbedita e che, tutt’ora, si dice avverta grazie al suo canto meraviglioso i marinai troppo vicini alle sponde.

La modernità:
Il mito delle sirene è giunto fino ad opere più moderne, ispirando racconti e film che riprendono queste straordinarie creature per inserire pennellate di mistero e fantasia all’interno della narrazione.
Nella fiaba di “Peter Pan” questi esseri mitologici vengono inseriti tra gli abitanti dell’ “Isola che non c’è”, saranno proprio le sirene a salvare il protagonista dal tentativo di annegamento di Capitan Uncino. Ron Howard in “Splash – Una sirena a Manhattan” racconta la vita di una sirena decisamente moderna, che vive a New York, affiancata da un giovane Tom Hanks. Nella saga “Pirati dei Caraibi”, che riprende tutti gli elementi caratteristici dei racconti pirateschi, non poteva mancare uno spazio per le sirene nel capitolo Oltre i confini del mare. Infine, nella serie di racconti fantasy più nota di fine ‘900, Harry Potter, le sirene appaiono nel quarto capitolo, Il calice di fuoco, con un aspetto diabolico e minaccioso all’interno del Lago Nero.

La pubblicità:
Per il suo potere simbolico l’universo delle sirene è stato utilizzato a più riprese anche nel mondo del marketing. L’esempio più celebre si può osservare nel logo della catena di caffè Starbucks, dove a farla da padrona è una “sirena bicaudata”: i fondatori dell’azienda, per il proprio simbolo, si ispirarono al mito delle sirene dalla doppia coda, metafora di fecondità e potere femminile. Un’icona di seduzione pronta ad ammaliare i marinai o, in questo caso, milioni di amanti di caffè.
 

Costa Crociere, invece, ha ripreso il mito delle sirene proponendo un proprio adattamento della favola di Andersen con Penelope Cruz nei panni della Sirenetta.
In questo caso la nave della celebre compagnia trasforma la creatura marina in una donna che può, così, godersi la propria crociera.

 

Tornando indietro agli anni ‘80/’90 ricordiamo che anche la Nastro Azzurro ha utilizzato la sirena pisciforme per promuovere il proprio prodotto in uno spot: a bordo di una barca l’equipaggio viene ammaliato dal “ballo di seduzione” di una di queste creature marine.

 

Per concludere il mito è stato utilizzato in ambito pubblicitario anche in modo più “pratico”, cavalcando l’onda dei numerosi avvistamenti testimoniati nel corso dei secoli, capaci di dar vita a vere e proprie “caccie al mito”. Infatti, Natti Zilberman, portavoce del consiglio comunale di Kiryat Yam, cittadina israeliana nei pressi di Haifa, nell’agosto del 2009 promise 1 000 000 di dollari a chi fosse riuscito a dimostrare con prove tangibili l’esistenza delle sirene. Poichè Kiryat Tam si affaccia sul mare è plausibile credere che la taglia sia stata messa solamente per attrarre più turisti ma, tant’è… la caccia è aperta!

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