"2001 Odissea nello spazio"

Era il 1968 quando nelle sale usciva uno dei film che ha più cambiato la concezione di cinema e il punto di vista degli spettatori di tutto il mondo: “2001: Odissea nello spazio”, capolavoro scritto da Stanley Kubrick con Arthur C. Clarke, ispirandosi al racconto di quest’ultimo “La sentinella”.

Definirlo un film di fantascienza sarebbe limitarne l’effettivo valore e banalizzare i contenuti del lungometraggio di Kubrick, una pellicola che ha stimolato numerose letture ed interpretazioni, tanto da non avere, ancora oggi, una linea di significato universalmente condivisa.
Lo stesso regista non ha mai reso pubblico il senso “ufficiale” del film, definendolo “un’esperienza visiva in grado di penetrare, con la forza subitanea di un’emozione, la mente e il cuore di ogni singolo spettatore”, suscitando quindi in ciascuno un’interpretazione personale e soggettiva.

La nostra non vuol essere, ovviamente, un’analisi di significato dell’opera di Stanley Kubrick ma una riflessione sul titolo: “Odissea nello spazio”. Il regista ha voluto omaggiare l’opera di Omero nel titolo? Ci sono dei riferimenti al viaggio di Ulisse nel corso della pellicola? La risposta è, ovviamente, “sì”.

Ecco i più evidenti:

Odissea

Partiamo dal termine “Odissea”. Utilizzando questa parola si intende un tipo specifico di viaggio, un viaggio circolare affrontato sia nello spazio siderale che all’interno del personaggio principale, terminando con il ritorno ad un punto di partenza.
Dell’esperienza di Ulisse abbiamo già parlato e sappiamo della sua circolarità, del viaggio fisico e conoscitivo affrontato dall’eroe, ma nel film troviamo la stessa tipologia di sviluppo personale?
Sì e a più livelli.
Il film stesso è una riflessione sullo sviluppo dell’intera umanità, dall’”ominazione” dei primati della prima parte del film dal titolo, non a caso, “L’alba dell’uomo”, fino allo sviluppo tecnologico che porta gli esseri umani a intraprendere missioni con destinazione Giove e a creare un’intelligenza artificiale capace di scalzare ed uccidere i suoi stessi creatori; fino a tornare, per chiudere il ‘cerchio’, ad una nuova vita con l’ultima immagine del film che ritrae il “bambino delle stelle” sospeso nello spazio, evidenziando come dalla morte, poi, ci sia sempre un ‘altro’ pronto a vedere la luce.
In due ore di film vengono raccontati milioni di anni di sviluppo dell’umanità che, nonostante lo sviluppo tecnologico, continua a percorrere la stessa circolarità, sotto la supervisione del Monolite, fil rouge di tutto il film e che ha visto diverse interpretazioni.

È circolare anche l’esperienza del protagonista David, uno degli astronauti impegnati nella Missione Giove; un viaggio, il suo, che tocca lo spazio astrale e gli inferi più profondi, esattamente come Ulisse.
David capace di assistere, nelle ultime scene del film, da spettatore al suo invecchiamento, fino alla sua morte e alla successiva rinascita da “bambino delle stelle”, senza dimenticare la battaglia contro l’elaboratore che si ribella all’uomo: HAL 9000.

Hal 9000

Un “personaggio mostruoso” con un occhio solo che lotta contro il protagonista ed esce sconfitto solamente dall’astuzia di quest’ultimo. Ci ricorda qualcosa? Ecco il moderno Polifemo.
Non poteva mancare il tema ciclopico in un film di Kubrick, un regista che ha fatto dell’“occhio” e della visione” un argomento centrale e ricorrente del suo modo di fare cinema, metafora estrema dello sguardo dell’uomo sul mondo, tra reale ed onirico.

Comandante Bowman

Altro particolare che può passare inosservato. Il già citato protagonista della Missione Giove si chiama David Bowman, che tradotto in italiano significa “Arciere”; è nota a tutti l’abilità di Ulisse con arco e frecce, armi con le quali riesce a scacciare gli usurpatori di casa sua a Itaca. Un altro, nascosto, riferimento ad uno dei miti più famosi e importanti della storia.

La ricerca

La ricerca, la curiosità, la sete di conoscenza spingono Bowman ad avvicinarsi al monolite nero nell’orbita di Giove che lo proietterà, dopo un viaggio interstellare a bordo della sua capsula, nella surreale stanza arredata in stile imperiale, dove vede da diversi punti di vista il proprio invecchiamento, fino alla trasformazione in “Bambino delle stelle”; uno studio empirico della propria esistenza in tutti i suoi momenti essenziali, fino al ritorno all’ “alba” della vita.
Un viaggio, andata e ritorno incomprensibili per l’intelligenza umana, raggiunto a grazie alla propensione del comandante alla ricerca.

Il progresso e l’estro

Lo sviluppo tecnologico dall’inizio alla fine del film è palese: dalle scimmie che abitavano la terra arriviamo fino ad una missione sul pianeta Giove. Altrettanto importante è la celebrazione dell’estro dell’essere umano sul nemico, in questo caso un nemico “del futuro”: il supercomputer dall’intelligenza artificiale HAL 9000. Solamente grazie alla propria intelligenza e alla conoscenza di come utilizzare gli strumenti tecnologici David Bowman riesce a sconfiggere HAL e a farlo regredire alla propria condizione infantile ed iniziale (un ulteriore cerchio con ritorno alla situazione iniziale).

La violenza

Un altro tema in comune tra il viaggio di Ulisse e l’esperienza spazio-temporale di “2001: Odissea nello spazio”, è il racconto della violenza come limite e forza insita nell’essere umano dall’alba dei tempi. È la violenza che l’uomo utilizza per avere la meglio sul nemico: violenta è la prima reazione che hanno i primati dell’inizio del film quando trovano un osso, che diventa immediatamente un’arma con la quale colpire ciò che hanno intorno, un’azione primordiale; come violente sono le modalità di fuga di Ulisse, spesso e volentieri, nel corso delle sue avventure. Anche questa è una sfumatura dell’essere umano sulla quale indagare, non solo estro, sete di conoscenza e ragione ma anche istinto violento, un ritorno al pensiero primordiale e alla forza bruta per imporsi sugli altri. Omero e Kubrick non lo dimenticano e lo racconto in contesti e modi diversi.

Un viaggio sull’umanità, su di noi ed insieme a noi. Ecco cos’hanno in comunque l’opera di Omero e il capolavoro di Stanley Kubrick. Proprio per questo motivo non basta chiamarlo film fantascientifico, è un limite troppo restrittivo. È un film sulla storia, sulla filosofia, sul mito e sulla morale dell’uomo, un’introspezione dove passato, presente e futuro si mescolano, dove fede e tecnologia coesistono, dove reale ed ignoto si completano per farci riflettere sulle più antiche domande poste dall’uomo: “chi siamo?”, “dove andiamo?”.

Domande, dopo migliaia di anni, ancora senza risposta. E il viaggio circolare è pronto a ricominciare.

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